Commenti non richiesti da una galassia non così lontana
L’ondata di calore che si sta abbattendo sulla nostra penisola pesa parecchio per due studenti universitari relegati a Milano per la sessione.
Così, mentre le torride folate di vento trasformano la città in una gigantesca friggitrice ad aria, rifugiarci in un cinema con l’aria condizionata ci è parso l’unico modo per non soccombere.
Ci siamo così imbattuti in Disclosure Day, nuovo film di Steven Spielberg.
Ora: la pellicola è certamente ricca di riflessioni esistenziali profonde, sulla natura umana, sul suo ruolo in un universo forse non disabitato e, in parte, sulla religione.
Altrettanto certamente, vi saranno autori ben più autorevoli che sviscereranno tali questioni: noi, invece, ci armiamo del nostro solito tono sprezzante e ironico per evidenziare gli elementi che ci hanno fatto sorridere.
Siamo Sophia e Federico, gli stessi amanti di frivolezze che avete conosciuto nei panni di assidui commentatori sanremesi e di cronisti mondani del calibro della Whistledown.
Chiariamo, il nostro intento non è quello di criticare l’ultimo lavoro di uno dei registi più di spessore al mondo: non ne avremmo gli strumenti.
Tuttavia, parodizzarne l’operato ci pare l’unico modo per accendere una fioca scintilla di leggerezza, mentre veniamo consumati dal clima e dagli esami.
Vi auguriamo una buona lettura!
SINOSSI
Prima di passare al cuore dell’articolo, riteniamo doveroso fornirvi alcuni strumenti di trama, altrimenti risulta difficile la comprensione piena del film (noi l’abbiamo visto interamente, e comunque non siamo certi di averla raggiunta).
Il protagonista, Daniel Kellner, è un informatico palliduccio (che tuttavia si renderà fautore di una serie di prodezze alla James Bond durante il film), che lavorava per un’organizzazione segretissima chiamata WARDEX. A quanto si intuisce dall’inizio, mentre lo spiega alla fidanzata ex-suora, egli ha abbandonato l’azienda e sottratto loro delle informazioni riservatissime, che conterrebbero segreti sconvolgenti e inconfessabili all’opinione pubblica. Dallo sviluppo degli eventi, veniamo a conoscenza del contenuto di questi file: la WARDEX e i servizi segreti americani non solo avrebbero insabbiato l’esistenza di forme extraterrestri, ma le avrebbero ferocemente massacrate e sottoposte a esperimenti estremamente crudi e disumani.
L’altra protagonista, Margaret, è stata sottoposta a un rapimento alieno insieme a Daniel in tenera età: gli alieni avrebbero donato loro poteri speciali, così da rivelare la verità in futuro e fermare gli abomini della WARDEX. I due, dunque, si ricongiungono in modo più o meno consapevole, e cercano di cooperare (insieme a un’altra organizzazione segreta indipendente) per smascherare i villain.
I nostri eroi riescono nell’intento, mostrando i filmati secretati al telegiornale. Infine, un alieno sussurra a Margaret una frase che sembra colma di pregnanza, affinché la riporti alla telecamera. Spielberg ci lascia in sospeso: titoli di coda.
I DISPOSITIVI
Voto: Expecto Patronum!
Nel corso della pellicola larga visibilità è riservata, sin dall’inizio del film, a dei dispositivi di provenienza aliena di forma cilindrica, che sembra assolvano qualsiasi tipo di funzione. Letteralmente.
In ordine sparso: consentono di entrare nella mente di altre persone e di influenzarla, di controllare i movimenti del corpo altrui, di essere in due posti contemporaneamente, di rendersi invisibili e di risolvere qualsiasi guasto elettrico, rendendo i dipendenti di Edison ormai obsoleti.
In altre parole, tutto ciò che la trama richiede è prontamente esaudito da questi bastoncini magici: sembrano condensare tutti i poteri dei Doni della Morte di Harry Potter e, all’occorrenza, anche quelli del guanto di Thanos.
LE SCENE D’AZIONE
Voto: God Mode Activated
Si può sfuggire a un inseguimento nascondendosi dietro a un masso? Secondo Spielberg sì, anche se si tratta di cinque volanti dei servizi segreti americani.
Il nostro eroe ne ruba una correndo sotto il naso degli agenti, sfonda la parete della casa, carica in macchina la fidanzata (ex suora armata di coltello che, controllata proprio da uno dei bastoncini magici, vuole ucciderlo) e si lancia in una fuga disperata, che termina lanciando in acqua l’auto e nascondendosi dalle quattro volanti rimaste dietro un masso, simulando la dipartita di entrambi. Gli agenti, che brillano per spirito investigativo, sono tanto convinti del tragico epilogo che non girano neanche la testa di 90°.
Menzione d’onore, invece, per l’adrenalinica sequenza del treno in corsa: l’auto, spinta dalle volanti di un agente, rimane incastrata tra il mezzo e i binari (intatta!) e viene trascinata fino al momento in cui un’altra locomotiva si avvicina rapida nella direzione opposta. A questo punto, la macchina non ha più scampo e i nostri protagonisti (stavolta l’ex-suora non c’è: è il turno di Margaret) stanno per essere ridotti in poltiglia. La soluzione? Lanciarsi dall’auto per appendersi alla scaletta del treno in corsa. Lui ce la fa subito con un balzo felino, lei sembra in pericolo, ma alla fine salta e resta penzolante aggrappata alla mano di Daniel.
Comunque sia, tutti i protagonisti riescono a sopravvivere nelle diverse occasioni e noi ne siamo lieti. Poco convinti, ma lieti.
STEREOTIPI DI GENERE
Voto: La differenza tra me e te (o tra lei e lui)
Incredibile come neanche questi visitatori alieni, che sono tanto evoluti da costruire aggeggi onnipotenti e sviluppare tecnologie per leggere qualunque persona come un libro aperto, possano sfuggire agli stereotipi di genere.
Parliamo di esseri sommamente buoni, con un senso di empatia completamente inedito agli umani e che, forse, nemmeno hanno una nozione di genere simile alla nostra; però, l’uomo lo facciamo bravo in matematica, mentre lasciamo alla bambina tutta quella roba legata ai sentimenti.
È quello che succede, letteralmente, quando gli alieni reclutano e conferiscono poteri e conoscenze straordinarie, sotto improbabile forma animalomorfa, ai loro prescelti.
Al protagonista maschile, al tempo bambino, donano la possibilità di leggere “il linguaggio dell’universo” (ovvero la matematica); alla bimba, invece, resta la possibilità di entrare nel vissuto delle persone, comprenderle e farsi, come si dice in gergo, gli affari altrui.
Terminiamo il film con una consapevolezza: probabilmente anche nel locus amoenus della compassione, dell’empatia e dell’altruismo, le donne aliene avranno minore rappresentanza nelle facoltà STEM; sarebbe forse il caso di fabbricare un bastoncino magico per risolvere anche questo problema.
Inoltre, la vulnerabilità agli stereotipi di genere ci fornisce indizi importanti su ciò che l’alieno sussurra a Margaret affinché lo dica alla telecamera, durante la rivelazione: essi vogliono probabilmente sfruttare l’emittente televisiva per produrre una versione aliena di Temptation Island. Il loro “viaggio nei sentimenti” sta per iniziare.
IL VIAGGIO DI MARGARET
Voto: Nord Sud Ovest Est
La vita della nostra protagonista viene sconvolta quando, alla vista di un uccellino rosso, comincia a parlare in russo di fronte al fidanzato incredulo. Durante la mattinata, sembra essere in grado di interloquire in tutte le lingue del mondo e leggere nella mente di tutte le persone che incontra (ricordate? gli stereotipi di genere…).Viene ricoverata per accertamenti neurologici dopo aver parlato in diretta televisiva in lingua aliena (solo che non lo sa ancora nessuno, che quella è una lingua aliena) e in ospedale condivide con il compagno l’ipotesi di un complotto che vorrebbe lei e un certo “Daniel Kellner” morti. Il fidanzato, che non ha mai sentito questo nome, è visibilmente preoccupato per la salute mentale di Margaret.
Si instaura, da questo punto del film in poi, una strana e bizzarra connessione mentale tra Margaret e Daniel, che la porta a seguirlo nei suoi improbabili spostamenti in giro per gli Stati Uniti, fornendo al ragazzo indicazioni del calibro di “vai a Est” e “vai a Ovest”. Mancavano solo Nord, Sud e un paio di maracas.
Il fidanzato (almeno in parte) asseconda questa apparente follia, ma cerca di farla ricoverare chiamando l’ospedale da un autogrill. Lei, però, gli ruba l’auto e continua nel suo inseguimento dei punti cardinali.
Forse il compagno aveva ragione: serviva qualche accertamento in più.
Insomma, alcuni passaggi del film ci hanno lasciati interdetti.
A lasciarci ancora più interdetti sono stati alcuni commenti di appassionati su alcune piattaforme web. Pare si siano diffuse un certo numero di teorie complottiste che sostengono che il regista sia realmente a conoscenza dell’esistenza di vite aliene, che i filmati utilizzati siano reali che il film sia un modo per rivelarci la verità.
Sono pensieri interessanti (e leggermente paranoidi). Federico potrebbe ricavarci una splendida tesi di laurea.
Ad ogni modo, il film non ci è dispiaciuto.
Gli spunti sono tanti, e sono belli. Abbiamo apprezzato l’elegante attacco all’antropocentrismo religioso che caratterizza alcuni (forse troppi) esseri umani e il curioso punto di vista che Spielberg ci offre sull’empatia come abilità evolutiva imprescindibile per questi esseri superiori e avanzati.
In una discussione con il presidente della WARDEX, uno dei protagonisti della sovversiva impresa informatica rimarca il bisogno, che tutti abbiamo, di “capire ed essere capiti”. Non è facile racchiudere in cosi poche parole un vissuto cosi complesso e comune a ogni essere umano (o forse vivente?).
A questo proposito ci tenevamo a condividere il fatto che abbiamo riscontrato un’incredibile somiglianza tra Noah Scanlon, il presidente della WARDEX, (interpretato dal sempre meraviglioso Colin Firth) e il nostro direttore responsabile, Stefano Grimaldi.
Considerando che lo stiamo paragonando a Mr Darcy in persona, gli stiamo facendo un gran complimento.