L’AI è diventata il nuovo strumento dei pazienti per comunicare con i loro medici ?
Il rapporto medico-paziente è sempre stato delicato e complesso. Negli studi di comunicazione sanitaria una delle ragioni primarie identificate è quella di una vera e propria “disparità di potere”.
Infatti, in maniera unica rispetto ad altri rapporti istituzionali e/o standardizzati, il rapporto medico-paziente prevede che il medico sia in possesso di un vantaggio informativo e nozionistico rispetto al paziente, che, tuttavia, rimane il centro del rapporto.
Da questa consapevolezza di un’esplicita disparità di potere (mai come in questo caso potere è sapere!) sono nati filoni di studi dagli anni ’90 che hanno provato a identificare quale sia il miglior modello comunicativo tra medico e paziente.
Infatti, molte ricerche sociologiche parlano di un disagio da parte del paziente nell’esporre pareri e/o sensazioni, contraddizioni e disappunti in questa dinamica, perché per decenni il rapporto medico – paziente era inserito in un modello “paternalistico”.
Il medico ti diceva di prendere la medicina, tu la prendevi.
Ma ad oggi, non è più così. Il modello del cosidetto “shared decision-making” è ormai la norma nella maggior parte dei corsi di formazioni sul rapporto medico-paziente.
In questo nuovo modello il paziente è al centro, e non solo. Ha un suo spazio ed un suo potere, ed il medico ha un dovere essenziale nel lasciare che questo spazio possa essere sicuro e privato.
Ed ora che il paziente è al centro ?
Molti paper scientifici parlano di una dinamica ribaltata nella quale il medico, da autorità paternalistica che ordina trattamenti e cure, diventa quasi un venditore che, tramite tecniche persuasive, deve convincere il paziente a provare quella terapia o quel farmaco (Orit Karnieli-Miller, Zvi Eisikovits, 2009).
Perciò viene naturale chiederci come il paziente reagisca a questa nuova autonomia. E, nel chiedercelo, non possiamo ignorare l’ambiente mediatico in cui viviamo.
Quanti dei nostri cari lettori hanno mai cercato un loro sintomo su Google ? O hanno messo nella barra di ricerca il farmaco prescritto ? Quanti sono entrati nei forum dove ci si scambiano esperienze su medici, farmaci e terapie?
E quanti ora usano il loro caro amico ChatGPT per avere una vera e propria conversazione medica con l’AI ?
La tendenza mondiale sta diventando sempre più alta, e ChatGPT sembra essere diventato il portavoce di primo ordine dei pazienti in tutto il mondo.
La comunità medica ha reagito sbeffeggiando inizialmente questa tendenza, tuttavia, è difficile sradicare ormai dalle nostre vite l’AI e anche la comunità medica ha preso atto di questo cambio di paradigma importante.
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DermGPT è una di queste nuove realtà.
Un’AI pensata dai dermatologi per poter aiutare i loro pazienti ad essere più informati e seguiti, un AI con accesso a database di paper e pubblicazioni mediche, un AI per i pazienti dai loro medici.
Ma è davvero questa la nuova realtà del rapporto medico-paziente?
La risposta non è (mai) così semplice quando si parla di comunicazione e innovazione.
La comunità medica rimane l’istituzione e l’AI può sicuramente essere strumento per tutti i pazienti per provare ad orientarsi e confrontarsi, tuttavia, trovare l’equilibrio in un rapporto così delicato non sarà semplice. Se prima i soggetti erano due (medico e paziente), ora sono tre e l’AI viene guardata con sospetto.
La realtà si evolve velocemente e questo richiede a tutti, anche ai nostri medici, di adeguarsi e imparare ad usare questi strumenti per garantire un’esperienza al paziente il più sicura e valida possibile.
Che realtà come DermChatGPT siano il futuro non è dato saperlo, ma che una conversazione al riguardo vada aperta è indubbio.