GENOVA: LA SIGNORA DEL MARE

Castello D'Albertis, Genova

5 tappe per conoscere una Genova “regale” e “superba”

“Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica Signora del Mare.” 

Francesco Petrarca, 1358

È così che Francesco Petrarca si riferisce a Genova, catturandone l’essenza contemporanea.

D’altronde, di Genova abbiamo un immaginario molto preciso, nutrito dai suggestivi carruggi e da grandi cantautori.

Parliamo di una città che gode di un rapporto simbiotico e fraterno al tempo stesso con il mare, che ne costituisce l’identità più profonda. 

Il Porto Antico rappresenta una carta di identità vera e propria, che la presenta al mondo come patria di esploratori e commercianti. 

Il Galata Museo del Mare racconta secoli di sublime tecnica nautica, il celeberrimo Acquario esibisce una tra le più vaste collezioni di biodiversità marina al mondo, e la Lanterna sovrintende, dall’alto, la vita della città. 

Risulta impossibile non immaginarsi il popolo che De Andrè descrive nella sua Città Vecchia, che si accalca lungo le calate dei vecchi moli, in quell’aria spessa, carica di sale e gonfia di odori.

Tuttavia, Petrarca ci racconta un’altra sfaccettatura di Genova, che risulterà essere ancora più centrale nei secoli immediatamente successivi e che rappresenta una riconfigurazione rispetto al rapporto della città con il suo mare. 

Sappiamo che, al tempo della citazione, Genova era una ricchissima repubblica marinara, in costanti contatti e rapporti commerciali con tutta Europa. Questi non portarono nella Superba solo una grande varietà di beni e ricchezze, ma anche le più disparate influenze artistiche: su tutti spicca il caso del rapporto con il porto di Anversa, che nei secoli segnalerà Genova a numerosi pittori fiamminghi come meta di assoluto livello artistico. 

Vi propongo dunque un’immagine di una Genova regale, viva e ricca di stimoli culturali, che proprio il mare ha contribuito a fornirle: questo itinerario in cinque tappe vi illustrerà nel dettaglio come. 

Come di norma, l’ordine delle attrazioni da me consigliato seguirà un ordine spaziale, cosicché possiate immergervi nell’atmosfera tematica del percorso senza perdere troppo tempo in spostamenti: mi perdonerete qualche salto tra i secoli.

CASTELLO D’ALBERTIS

Scesi dalla stazione di Piazza Principe, 5 minuti ci separano dalla prima tappa del nostro itinerario. Seppur vicino per chilometraggio, per arrivare al Castello d’Albertis occorre percorrere un gran dislivello e parecchie scale: tuttavia ne vale davvero la pena. 

Partiamo dalla tappa cronologicamente posteriore, addentrandoci in questo castelletto ottocentesco di ispirazione neogotica, che troneggia da una delle tante alture della città. Il panorama è mirabile e offre una veduta sul porto unica; d’altronde l’esploratore D’Albertis, che commissiona il castello, vuole celebrare il profondo legame della città con il mare ed il porto, tramite i quali ha assorbito le più disparate influenze e ha contribuito all’esplorazione di terre diverse e ignote. 

Non per niente, quando sentiamo parlare di Genova, alla mente di tutti risuona un nome che ha ottenuto una certa rilevanza storica: quello di Cristoforo Colombo. È proprio un altro esploratore che dona alla città questo castello ottocentesco, che pullula delle più variegate anime: agli archi a ogiva neogotici si alternano decorazioni catalane, arabe, mediterranee, orientali. Parliamo del personalissimo bagaglio culturale e iconografico che il nostro D’Albertis colleziona nei suoi viaggi, e dell’atmosfera marinaresca che respirava sulle sue navi: è presente anche una piccola cabina di bordo e delle stanze tematiche.

Perfettamente in linea con lo spirito dell’edificio, oggi quest’ultimo ospita il Museo delle Culture del Mondo, che espone manufatti ed espressioni folkloristiche di civiltà mediterranee e orientali, esaltandone le radici etnografiche.

Come vi sarà sembrato di capire, parliamo di un’attrazione unica nel suo genere, quasi impossibile da ritrovare in altre città. E’ anche per questo, oltre che per lo spirito che veicola, che parliamo di una costruzione tanto identitaria per la città di Genova.

MUSEI DI STRADA NUOVA

Scendiamo dalla collina dove è sito il Castello d’Albertis, e ci dirigiamo in una delle vie centralissime di Genova: via Garibaldi. Facciamo anche un salto indietro nel tempo: siamo a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento, e, come anticipato, mai la città ha raggiunto un livello di splendore artistico così elevato. Essa è governata da poche famiglie aristocratiche, che costruiscono palazzi per aprirsi a tutta l’Europa, e accogliere con magnificenza commercianti e signori stranieri. Il barocco impera nell’architettura e nella pittura, e al porto di Anversa, con cui Genova intrattiene intensi rapporti commerciali, giunge voce della raffinatezza artistica della città. Così arrivano Van Dyck, Rubens e numerosi altri pittori fiamminghi: siamo proprio davanti a “La Signora del Mare”, in questo momento più che mai.

Ecco: i Musei di Strada Nuova sono l’esatta e più eclatante espressione di questa tendenza;

essi comprendono tre palazzi (degli oltre quindici presenti in via Garibaldi): Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Doria Tursi.

Sono inseriti in un complesso e tutti comunicanti l’uno all’altro: il biglietto è simbolico, almeno per i giovani: gratuito per i minorenni e solo 2 euro per gli under 25.

Il percorso parte da Palazzo Rosso, vera dimora storica della famiglia Brignole-Sale, che edificò il complesso. Esso si articola in un primo piano (che esibisce una pinacoteca di tutto rispetto) e in un secondo che contiene gli appartamenti della famiglia. Il vero capolavoro sono le Sale delle Quattro Stagioni: si tratta di stanze di rappresentanza completamente affrescate, tutte caratterizzate dalle allegorie delle stagioni. Il soffitto è basso e sembra di essere completamente immersi in un affresco bucolico: consigliatissime!

Si passa dunque a Palazzo Bianco, che si configura come la più importante raccolta di dipinti del complesso, che rappresenta meravigliosamente il fervente dialogo tra la pittura genovese e quella europea: troviamo opere di Rubens, Caravaggio, Memling e tanti altri.

Per quanto riguarda Palazzo Doria Tursi, che arriva al termine della visita, mi soffermo solo a raccomandarvi due chicche: la Maddalena Penitente di Canova, così equilibrata e allo stesso tempo espressiva, e il Cannone, celebre violino utilizzato dal Paganini, compositore romantico che si aggiunge alla già lunga lista degli illustrissimi personaggi nati a Genova.

PALAZZO SPINOLA

Procediamo in continuità con lo scenario precedente: siamo sempre in un palazzo nobiliare (della famiglia Spinola, appunto), sempre nello stesso lasso temporale e contesto socioculturale dei Musei di Strada Nuova. Il biglietto per quest’attrazione è venduto cumulato a quello del Palazzo Reale: il mio consiglio spassionato è di sfruttare l’occasione e godere di entrambi. 

La peculiarità di Palazzo Spinola è che ha una particolare pregnanza di pinacoteca: le opere sono tante e rappresentative della pittura genovese. Troviamo i rappresentanti più illustri, come De Ferrari o Orazio Gentileschi (pisano ma attivo a Genova, padre dell’ancor più nota Artemisia), nonché come il consistente numero di pittori fiamminghi che popola la scena genovese. 

Sembrerebbe una collezione piuttosto in linea con quella dei Musei di Strada Nuova, e così certamente è: dopo tutto, la Genova del periodo ha una forte riconoscibilità in tutte le arti che traspare dai musei cittadini. Se tuttavia l’autore fiammingo predominante nei musei di Via Garibaldi è probabilmente Rubens, qui abbiamo una prevalenza di opere di Van Dyck. Seppur sui manuali di storia dell’arte il primo ottenga certamente più spazio, il secondo è comunque estremamente noto e rilevante tra i pittori del Nord Europa; si è appena chiusa una bellissima mostra a lui dedicata al Palazzo Ducale della stessa Genova, in piazza De Ferrari: un bel modo per celebrare un grande protagonista della scena di quegli anni.

PALAZZO SAN GIORGIO

Ci dirigiamo in direzione del mare, avvicinandoci al porto e all’acquario. 

Qui troviamo uno dei nuclei nevralgici della Repubblica Marinara genovese, un edificio amministrativo che ha contribuito a fare grande la città, dove venivano gestiti affari, commerci e ricchezza. 

Parliamo di un palazzo architettonicamente peculiare: alla sezione medievale con mattoni a vista color terracotta e archi a ogiva, si integra una parte rinascimentale in marmo bianco, ornata da numerosi affreschi in colori pastello.

Sulla facciata domina, oltre allo stemma della Repubblica, l’affresco che narra le leggendarie imprese di San Giorgio che sconfigge il drago, per poi lasciare spazio a dipinti raffiguranti la storia di Genova sui lati.

Oggi, purtroppo, pur continuando a essere un edificio amministrativo, è visitabile all’interno solo in particolari circostanze. Tuttavia, solo il fatto di ammirarlo dall’esterno passeggiando per il Porto Antico vale la visita (soprattutto se si conosce la rilevanza storica della costruzione).

Vi fornisco un aneddoto curioso: vi è una narrazione leggendaria per cui Marco Polo fosse stato catturato e rinchiuso come prigioniero proprio a Palazzo San Giorgio, durante la battaglia medievale intercorsa tra Genova e Venezia

Qui incontra Rustichello da Pisa e, secondo la leggenda, gli racconta dei suoi viaggi in oriente, dettandogli numerose storie che avrebbero costituito il corpus narrativo de Il Milione.

È proprio in questo palazzo, dunque, che sarebbe nata una delle opere più famose della storia del Medioevo.

BIOSFERA

Arriviamo infine dove tutto è cominciato: nel bel mezzo del Porto Antico. Siamo davanti al motore stesso della città, grazie al quale Genova ha acquisito risorse e assorbito cultura da tutta Europa, grazie al quale si è aperta al mondo da piccola repubblica quale era. 

È uno dei più importanti architetti contemporanei, nato proprio nel capoluogo ligure, a dimostrarci che Genova può tutt’oggi ricoprire un ruolo come importante centro culturale. Nient’altri che Renzo Piano realizza quest’opera dal design peculiare e dall’ispirazione ancor più unica. 

Parliamo di una cupola in vetro e acciaio posta lateralmente all’Acquario, verso il mare; al suo interno è stato riprodotto un vero e proprio ecosistema, che, tramite regolazione di luce e umidità, ospita virtuosi esempi di flora e fauna (perlopiù piante e uccelli subtropicali).

L’opera è una celebrazione della biodiversità, ribadita dalla varietà di pesci di ogni genere contenuta nell’acquario, e di una Genova che si proietta nel futuro.

Il mare assume un ruolo simbolico inedito per la città: da occasione di commercio e connessione con il resto d’Europa a emblema di sostenibilità.

È simbolo del fatto che, accanto a Londra, Parigi e New York, uno dei più importanti architetti contemporanei ha lasciato una piccola firma anche nel posto che chiama casa.

Spero di essere riuscito a veicolare il messaggio pregnante del mio itinerario. Seppur sia indiscutibile che Genova abbia un rapporto estremamente intimo con il mare, il quale ne determina gran parte della sua identità, il nostro immaginario ne considera solo una piccola parte. 

Il mare è stato, in primo luogo, una porta di accesso verso il mondo, che ha permesso alla città di attingere alla ricchezza culturale europea essendone in parte protagonista e certamente stimata.

Mi auguro che, se vi capiterà di visitare il capoluogo ligure, un vostro pensiero ricadrà su tale aspetto, cosicché possiate riconsiderare la lente sotto cui lo guardate, pur conservando la meravigliosa poeticità dello scenario canonico.

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