15 Luglio 2026

Il coraggio delle idee: Paolo Massari e Paolo Di Paolo raccontano il ruolo degli intellettuali oggi


Da Piero Gobetti alla Sabaudia degli intellettuali, Paolo Di Paolo e Paolo Massari riflettono sul ruolo della cultura come spazio di libertà, dubbio e partecipazione civile

Esiste ancora oggi uno spazio per il pensiero critico? E quale ruolo può avere l’intellettuale in una società segnata dalla velocità dell’informazione, dalla semplificazione del dibattito pubblico e dalla difficoltà di costruire confronto? Sono domande che attraversano sia L’estate degli intellettuali di Paolo Massari sia Un mondo nuovo di Paolo Di Paolo, due libri diversi per ambientazione e struttura, ma accomunati da una stessa idea di fondo: la cultura non come privilegio, ma come responsabilità civile.

Se Paolo Di Paolo riporta al centro della scena Piero Gobetti, giovane editore, giornalista e antifascista che già a diciassette anni fondava Energie Nove e, poco dopo, La Rivoluzione Liberale, Paolo Massari conduce invece il lettore nella Sabaudia tra gli anni Sessanta e Settanta, quando il litorale pontino fu anche un punto di incontro per una parte significativa della cultura italiana.

Gobetti fu una delle figure più lucide e precoci dell’Italia del primo Novecento. In un Paese attraversato dalle conseguenze della guerra e dall’ascesa del fascismo, scelse di usare la scrittura, l’editoria e il pensiero come strumenti di impegno civile. La sua opposizione al regime passò attraverso riviste, articoli, interventi culturali e una riflessione politica che gli costò aggressioni, intimidazioni e infine l’esilio a Parigi, dove morì nel 1926 a soli venticinque anni. La sua vicenda resta ancora oggi una delle testimonianze più forti di una cultura vissuta non come rifugio, ma come responsabilità pubblica.

Nel libro di Massari, invece, il centro del racconto è la Sabaudia frequentata da Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Dacia Maraini ed Enzo Siciliano, insieme ad amici e frequentatori come Bernardo Bertolucci, Jean Genet e Laura Betti. In quel contesto si consolidò un ambiente culturale vivace, in cui scrittori, registi e intellettuali si confrontavano su letteratura, cinema, politica e trasformazioni della società italiana, lasciando un segno riconoscibile nella vita culturale del secondo Novecento.

Due libri diversi, dunque, ma uniti dallo stesso filo rosso: raccontare figure che hanno scelto di non limitarsi a osservare il proprio tempo, ma di interrogarlo, metterlo in discussione e, quando necessario, contrastarlo con la forza delle idee.

In occasione dell’incontro dedicato ai due romanzi abbiamo dialogato con gli autori sul significato dell’impegno intellettuale oggi, sul valore del dubbio e sul messaggio che desiderano lasciare alle nuove generazioni.

Letterealmente: Nei vostri romanzi emerge una convinzione comune: attraverso la figura di Piero Gobetti e la stagione degli intellettuali raccontata a Sabaudia mostrate come sia possibile difendere le proprie idee, non omologarsi e non accettare passivamente la società. È una lezione ancora attuale?

Paolo Massari: Me lo auguro. Ci sono ancora molte questioni aperte e molti temi sui quali è necessario confrontarsi. Forse oggi non siamo di fronte a un impegno intellettuale paragonabile a quello di Gobetti o a quello della stagione degli intellettuali che si ritrovavano a Sabaudia, ma spero che sia ancora possibile esercitare quello stesso spirito critico.

Paolo Di Paolo: Sì, penso che lo spazio dell’intelligenza esista in ogni epoca. Magari oggi è meno visibile, meno palpabile, qualche volta meno estroverso, ma c’è sempre qualcuno che riflette e cerca un’alternativa. Lo spazio pubblico può essere intorbidito, persino pieno di nebbia, e allora lo slancio dell’intellettuale arriva più attenuato. Ma quello spazio continua a esserci, magari lontano dai riflettori o in luoghi che nemmeno immaginiamo.

Letterealmente: Il ruolo dell’intellettuale è profondamente cambiato rispetto al Novecento. Come lo definireste oggi?

Paolo Massari: Non è una domanda semplice. Anche oggi è difficile definire con precisione la figura dell’intellettuale. Credo però che sia qualcuno che continua a interrogarsi, che non rimane chiuso in sé stesso e che sente un forte impegno civile. Come Gobetti o come gli intellettuali raccontati nel mio romanzo, dovrebbe avere il coraggio di fare domande, di andare oltre la propria opera e la propria promozione personale. In fondo, il suo compito è interrogare, mettere in discussione, inquietare.

Paolo Di Paolo: Condivido pienamente questa idea. L’intellettuale è colui che mette in discussione le certezze. Non significa provocare a tutti i costi, ma avere il coraggio di smontare un pregiudizio, uno schema, un luogo comune. Lo puoi fare raccontando una storia, scrivendo un articolo o utilizzando le piattaforme di oggi. Lo spirito dell’intellettuale resta quello del seminatore di dubbi: guardare appena oltre ciò che appare evidente, osservare la realtà da un’angolazione diversa e cogliere quel dettaglio che può cambiare l’intero quadro.

Letterealmente: Se doveste lasciare un insegnamento ai ragazzi che leggeranno questi libri, quale vorreste fosse?

Paolo Massari: Sicuramente il valore del dubbio. Non bisogna mai accomodarsi sulle proprie certezze, perché possono evolversi, cambiare e perfino contraddirsi. Mi auguro che questa generazione rivendichi la propria dignità di riflessione e non si lasci schiacciare da una narrazione che spesso la descrive senza prospettive. A volte gli adulti avrebbero più da imparare dai giovani che da insegnare loro. Credo che, quando ci sono volontà e consapevolezza, una strada si possa sempre aprire.

Paolo Di Paolo: La lezione di Gobetti riguarda soprattutto la giovinezza. La sua rivista era fatta da ragazzi di diciassette o diciotto anni, giovani che stavano tra la scuola e l’università e che volevano mettere in movimento le idee per poi dialogare con il mondo adulto. Se è stato possibile farlo cento anni fa, in un’Italia attraversata dalla nascita del fascismo e dalle conseguenze della guerra, allora il disincanto e la rassegnazione non possono diventare un alibi. È questo il modello gobettiano: nonostante tutto, è sempre possibile fare qualcosa.

Dalla Sabaudia di Moravia, Pasolini, Maraini ed Enzo Siciliano al coraggio civile di Piero Gobetti, i libri di Paolo Massari e Paolo Di Paolo raccontano due momenti diversi della storia italiana, accomunati però dalla stessa tensione morale: quella di chi considera la cultura non un rifugio, ma uno strumento di partecipazione.

È questo, forse, il punto più attuale che emerge dall’incontro con i due autori: il pensiero critico nasce dal dubbio, dalla curiosità e dalla volontà di non accettare passivamente ciò che appare inevitabile. Un messaggio che continua a interrogare anche il presente e che, proprio per questo, resta particolarmente significativo per le nuove generazioni.

Intervista a Paolo Di Paolo e a Paolo Massari | Scrittori al Parco Termoli 2026 – YouTube

Ultimi articoli

VAISU

Potrebbero interessarti

Il convitato di pietra è la letteratura. Ciò di cui non si parla, quando si scrive di libri

La rinascita della cultura letteraria: la letteratura è tornata al
dialetto

LA FORZA EVOCATIVA DEL DIALETTO

Il dialetto come patrimonio da conservare: la società godrebbe di