Come superare le etichette generazionali per costruire un’informazione inclusiva e multicanale
“Quando un giovane usa Facebook per raccontare un progetto sociale, o un adulto usa TikTok per spiegare un concetto complesso con chiarezza, accade qualcosa di prezioso: il mezzo si piega al messaggio, non viceversa.”
Ciò che vado a segnalare per una riflessione critica, nasce dalle divergenze generazionali nell’uso dei vari social; i quali, a seconda di che generazione ne faccia uso, vengono considerati di serie A o di serie B.
Questo detto, può avere senso se si circoscrive la comunicazione fra generazioni uguali. Ad es: GEN Z che si interfaccia con GEN Z e così via.
Ma se è vero che il nostro giornale LetteRealmente è un’ Officina di Giovani idee – come da nostro pay off (frase breve che rende riconoscibile l’identità del giornale in questo caso), è pur vero che il pensiero di un giornalismo fatto con criterio dev’essere capace di arrivare a tutti, in modo intergenerazionale per intenderci. Ovvero, i giovani non devono parlarsi solo fra loro, attraverso i media “costruiti per loro”.
Solamente così, non si creano scollamento sociale, ritardi culturali e incomunicabilità.
Nel caso quindi dei social, va saputo che – dal punto di vista allargato del giornalismo (per tutti), ogni prodotto tecnologico ha un suo target di riferimento, un suo ritmo e un suo perchè soprattutto.
Nel giornalismo contemporaneo, l’errore più grave che si possa commettere è approcciarsi ai social media con una mentalità discriminatoria, etichettandoli in base a chi li abita anziché a cosa offrono, ancor peggio se si trascura che uso intelligente e divulgativo se ne può fare.
Facebook non è “il bar dei boomer”, Instagram non è la “vetrina degli esteti e dei giovani” o TikTok “il parco giochi della GenZ” e basta.
Esiste certamente una indiscutibile base statistica, ma affidarsi solo a questo non è saggio, ecco perchè:
PREGIUDIZI PERICOLOSI
Snobbare Facebook significa tagliare fuori una parte enorme della popolazione adulta. Una parte che ha potere decisionale, memoria storica e — quando c’è — una maturità che serve anche ai giovani, per non creare distacchi fra mondi che è meglio mantengano il contatto invece di perderlo.
Personalmente ho notato che durante un post commentato da un adulto su instagram, spesso, buona parte dei giovani gli rispondono con un certo snobismo generazionale “di andare su facebook…quello azzurro” con tanto di emoji al seguito; piuttosto che valutare se l’intervento avesse un’ottica interessante portata da solidità, maturità ed esperienza.
Per converso, quando un adulto usa TikTok imitando linguaggi che non gli appartengono, rischia di perdere autorevolezza. La credibilità nasce (anche) dalla coerenza, non dal travestimento generazionale.
Nello specifico, sono certo che i giovani non cercano un giornalista che faccia finta di avere 16 anni; cercano un professionista che sappia spiegare il mondo in pochi minuti, possibilmente attraverso una visione formata da competenza ed esperienza, caratteristiche che più naturalmente si solidificano con l’età
INCLUSIONE DIGITALE
Un’informazione etica e moderna non deve escludere alcun canale. Ogni piattaforma è un presidio democratico. Escludere un social significa, di fatto, decidere che una parte della società non merita di ricevere la nostra notizia.
IL FATTO non è se esserci, ma COME esserci.
Ogni social offre tipologie di comunicazione diverse e integrate: la diversificazione è dunque la scelta più saggia.
Non esiste un social “giusto” o “sbagliato”, esiste la coerenza tra il messaggio e il mezzo.
Derubricare una piattaforma per pregiudizio anagrafico significa rinunciare al proprio ruolo di mediatori culturali, ovvero uno dei ruoli vitali del giornalista.
Il giornalismo non deve inseguire le mode, ma deve essere dove le persone sono e interagiscono.
Il giornalista è dunque un comunicatore che deve saper parlare a tutti, con integrità, etica, deontologia, interesse pubblico, consapevolezza critica, cultura, passione ma sempre con la barra dritta sull’equilibrio.
In conclusione: Nessuno obbliga di imporre ad abitare tutti i social, ma quando sentirete dire che un social “è passato di moda”, sarebbe più formativo sapere di essere capaci di poterlo vivere e risiedervi con intelligenza invece di eluderlo.
E’ una forma mentis che vale anche per altro nella vita.
Parola di GEN X.
“Chi non legge, a settant’anni avrà vissuto una sola vita.”
– Umberto Eco