23 Dicembre 2025

Editoriale testimoniale della Resp.le di Redazione

RIDARLE VOCE

Lucia aveva l’età che oggi ha mia figlia.
La guardo muoversi per casa, occupare lo spazio con la stessa urgenza della vita che preme, e in quel movimento riconosco un’eco: un tempo che non ho potuto trattenere, una crescita interrotta, un sogno rimasto sospeso a metà del cielo.

Questo scritto nasce da un tema scolastico del 1977.
Un foglio semplice, scritto da una ragazza che osservava il mondo con attenzione e pudore, che parlava di arte, di diritti, di bellezza negata, senza sapere che il suo tempo sarebbe stato breve, che a lei la vita sarebbe stata sottratta prima di poter diventare una donna.

Lucia scriveva di giovani senza luoghi, senza spazi, senza possibilità.
Nel suo tema parlava anche delle donne, della porzione di libertà che veniva loro concessa più che riconosciuta, di uno spazio ancora limitato e vigilato, che chiedeva di essere ampliato senza bisogno di proclami, ma con la consapevolezza silenziosa di chi sa di valere quanto ancora non le è permesso essere.
Raccontava un paese in cui il tempo libero non era libertà ma attesa, in cui la cultura era un privilegio e non un diritto, in cui la bellezza sembrava destinata a pochi. Scriveva con la naturalezza di chi non cerca effetti, ma verità. E intanto, senza saperlo, raccontava anche sé stessa.

Nel suo tema c’è già tutto: la coscienza di appartenere a una famiglia operaia e contadina,
la dignità silenziosa del lavoro, la fame di bellezza come necessità vitale, la convinzione che l’arte, la musica, il teatro siano strumenti di crescita e di libertà, non concessioni.

Lucia non parlava esplicitamente dei suoi sogni.
Li lasciava intravedere tra le righe, come si fa quando il desiderio è profondo e non ha bisogno di essere gridato. Il suo sogno era semplice e immenso insieme: crescere, partecipare al mondo, avere tempo. Raggiungere una vetta che non era fatta di successo, ma di compimento.

Poi, quasi alla fine del tema, appare una bambina.
Una sorellina di un anno, che occupa tutto il suo tempo libero. Lucia la nomina con affetto e ironia, senza sapere che un giorno sarei stata io a dover custodire le sue parole, la sua memoria, la sua voce interrotta .Non sapeva che sarei stata io la sua sorella maggiore.

Cinque anni dopo, Lucia è morta.
Non per destino, non per fatalità, ma per disattenzione e incompetenza.
È morta perché qualcuno non ha visto, non ha ascoltato, non ha saputo o non ha voluto prendersi cura. Non ha svolto con coscienza il suo lavoro. È morta per una mancanza che non riguarda solo la medicina, ma l’umanità stessa, quella che dovrebbe accompagnare ogni gesto di cura.

Lucia non ha avuto il tempo di completare la salita.
La sua vetta è rimasta là, intatta, come restano intatti i sogni interrotti: non invecchiano, non si consumano, ma chiedono giustizia nella memoria.

Oggi io guardo mia figlia.
Eleonora ha la stessa età di Lucia in quelle righe. E mentre la vedo vivere, crescere, reclamare spazio e futuro, comprendo che il tempo non è una linea retta, ma un passaggio fragile tra generazioni, dove ciò che è stato negato a qualcuno diventa responsabilità di chi resta.

Pubblicare questo tema non è un gesto nostalgico.
È un atto di restituzione.
È dire che Lucia non è stata solo una giovane vita spezzata, ma una coscienza lucida, una ragazza che aveva già compreso quanto la bellezza, la cultura, l’attenzione per gli altri ed il rispetto dei diritti, siano necessari per non diventare poveri dentro, miseri nell’anima.

Ridarle voce significa permetterle di parlare ancora.
Non per raccontare la sua morte, ma per affermare il valore della sua vita.
Non per fermarla nel dolore, ma per lasciarla camminare accanto a chi oggi ha la sua stessa età.

Lucia non ha raggiunto la sua vetta, non ha visto compiersi i suoi sogni.
Ma ci ha lasciato il sentiero.

E io, sua sorella, oggi lo indico ancora.

TEMA DI LUCIA MERLO – ANNO 1977

Svolgimento

L’impossibilità di accedere ed usufruire liberamente della bellezza dell’arte è un aspetto rilevante nella vita di noi giovani.

Nel mio paese, ad esempio, noi ragazzi, non sappiamo come trascorrere le ore libere dallo studio, solitamente le ragazze restano a casa passando il tempo con dei lavori a maglia, mentre i ragazzi girano a zonzo con le auto senza una meta precisa oppure si rinchiudono nei bar a giocare a carte o a bigliardino fino alla noia.

Nel luogo in cui vivo, infatti, non c’è niente neppure un circolo dove i giovani possano ritrovarsi, incontrarsi e discutere e se ci fosse probabilmente l’ingresso sarebbe riservato solo ai ragazzi ed interdetto alle ragazze/donne perchè la loro presenza sarebbe oggetto di scherno e critica, tramutando così un ambiente serio e costruttivo come un luogo pregno di brutture ed oscenità arrivando addirittura allo “scandalo”.

Fino a qualche tempo fa, c’era un “cinema”, ovvero una grande sala dove venivano proiettati dei film, alla conclusione dei quali seguivano discussioni costruttive, commenti , opinioni e le idee circolavano …In moltissimi partecipavamo alle proiezioni, l’ingresso aveva un costo simbolico di cento lire… Ma anche questo unico modo di occupare il tempo libero è finito, in molti ci siamo chiesti il motivo, nessuno ha avuto una risposta.

Così, molto spesso siamo costretti ad andare fuori. Partiamo con l’intenzione di andare a divertirci, magari passare una serata in discoteca, oppure andare a teatro, ma poi guardiamo i prezzi e la voglia passa, l’entusiasmo pure.

Alle volte organizziamo qualche festa tra amici e attendiamo con ansia i giorni seguenti per sentire quanto “scandalo” ha creato questa nostra attività.

Io, in realtà di tempo libero non ne ho molto: torno a casa da scuola alle 14,30, sistemo casa mentre i miei genitori sono a lavoro e continuo a studiare.

Dopo lo studio un minuscolo diavoletto occupa tutto il mio tempo: è mia sorella ha un anno ed è tremenda. È con questo terremoto in casa che trascorro tutto il mio tempo libero.

Sebbene le mie giornate seguano sempre lo stesso ritmo mi piacerebbe vedere nel mio paese attrazioni per i giovani come cinema, discoteche, ma sogno per tutti musei, teatri, luoghi di cultura. Sono certa che cosi troverei certamente del tempo libero …

Anche l’impatto economico legato alla fruizione dei luoghi di divertimento, arte e cultura ha, però, un’incidenza notevole sulle famiglie come le nostre , quasi sempre operaie e contadine.

L’assenza quindi di luoghi deputati ed il costo degli stessi incide significativamente sulla nostra vita e sulla nostra formazione delineando una linea di demarcazione significativa tra noi e i giovani privilegiati ai quali non è precluso nulla.

La bellezza dell’arte, della musica, della cultura è un diritto umano fondamentale per la crescita spirituale e la libertà e quindi non può essere un privilegio, a nessuno dovrebbe essere negato il diritto di goderne.

Lucia Merlo

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