Una campagna che ci invita a fermarci, riflettere e riconoscere i rischi della condivisione online delle informazioni e immagini di minori.
A volte serve meno di un minuto per riuscire a farci fermare e riflettere su quella che sembra essere una tendenza innocua, ma non lo è.
Ed è uno dei compiti dell’ambito più creativo della comunicazione: la pubblicità. In questo caso la campagna che avete appena visto è “Pause Before You Post” ,una campagna di sensibilizzazione della Data Protection Commission irlandese, realizzata dall’agenzia pubblicitaria Core Creative, con sede a Dublino.
La campagna, diventata subito virale, espone un fenomeno estremamente attuale, eppure poco dibattuto negli spazi legislativi e pubblici, che è quello dello “sharenting” il quale viene descritto come una condivisione online costante da parte dei genitori di contenuti che riguardano i propri figli/e (foto, video, ecografie, storie).
Il neologismo, coniato negli Stati Uniti, deriva dalle parole inglesi “share” (condividere) e “parenting” (genitorialità). Nella maggior parte dei casi questa esposizione avviene senza il loro consenso, perché troppo piccoli o non ancora così grandi da comprenderne le implicazioni, oppure perché il consenso non viene loro richiesto (per un approfondimento sul fenomeno Save The Children ).
In questo articolo cercheremo di tracciare un percorso che ci aiuti a comprendere il fenomeno, i limiti di questa pratica e i rischi che si celano dietro una mancata educazione digitale.
Il concetto di Memoria e Ricordi: dalle prime foto, agli album di famiglia, fino ad una vita online parallela.
La pratica di conservare le memorie dell’infanzia dei propri bambini è antica fin dai tempi della prima macchina fotografica. Le enciclopedie storiche della fotografia affermano che, non appena il ritratto fotografico divenne tecnicamente praticabile intorno al 1840, i bambini divennero «tra i soggetti più popolari e coinvolgenti» ( per più informazioni Photographs of Children).
Questo perché l’idea di voler documentare la crescita e l’infanzia dei propri figli è intrinseca in una serie di emozioni umane e naturali. Il ricordo e la testimonianza della crescita di un figlio sono passati dalle macchine fotografiche, agli album di famiglia fino ad arrivare ad oggi.
In tutte le precedenti forme di storia, ricordi e condivisione, il concetto di consenso sembra risuonare alquanto superfluo, se non esagerato: la foto si faceva per conservare testimonianza di un passato che non tornerà più. L’unico pubblico che aveva accesso a quelle foto sarebbe stato il figlio adulto, parenti e amici.
Ed è forse proprio qua che ci siamo persi.
Il fenomeno attuale di condivisione della crescita dei bambini non ha più un solo pubblico, innocuo, intimo e famigliare; ma ne ha mille.
Le caratteristiche strutturali dei social hanno ricostruito e rimodellato il fenomeno della fotografia come memoria e testimonianza di crescita.
Il mondo social: dati, identità e l’evoluzione del concetto di consenso.
I social sono ambienti con regole e funzionalità completamente diverse da quelle della vita reale. E questa consapevolezza è alla base della comprensione di come questo fenomeno ad oggi abbia veramente poche cose in comune con l’innocente pratica della fotografia di un tempo.
Ci sono tre grandi parole che circondando questa evoluzione : dati, pubblico e consenso.
Scattare una foto e postarla sui social è il gesto più semplice che una persona possa fare; ed è proprio per questo che serve essere educati digitalmente per capirne l’importanza.
Perché quando si scatta una foto ad un bambino al parco e la si posta sui social, non si sta solo testimoniando un caldo pomeriggio d’estate del bambino; ma si sta facendo sapere a tutti che il bambino alle 16:00 era a giocare, al Parco X nella città Y con tale persona.
Le informazioni e i dati a cui gli utenti possano avere accesso da una semplice foto sono innumerevoli e la campagna sopracitata le evidenzia in maniera molto intelligente.
Le conseguenze di questa trasformazione dell’atto comportano che il minore assume a tutti gli effetti un’identità digitale nella quale il concetto di consenso rimane alquanto delicato.
La realtà legislativa: il consenso e l’assenso del minore.
All’interno di questa evoluzione dell’ambiente digitale il nostro ecosistema legislativo ha diversi punti di riferimento e spazi di dialogo.
Un riferimento fondamentale è la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia (1989), che afferma che il minore capace di discernimento ha il diritto di esprimere la propria opinione sulle questioni che lo riguardano e che tale opinione deve essere considerata in funzione dell’età e della maturità.
Ovviamente però, in casi come questo, il minore non ha ancora capacità di comprensione delle implicazioni derivanti dalla diffusione della propria immagine online. Tuttavia in materia della pubblicazione o diffusione di immagini di minori, il consenso è normalmente dato dai genitori o da chi esercita la responsabilità genitoriale.
Molti ordinamenti e codici deontologici prevedono inoltre una tutela rafforzata dell’interesse del minore, anche quando il genitore ha formalmente autorizzato la pubblicazione.
Tuttavia sembrano esserci molte aree grigie a livello legislativo, sebbene il Garante della privacy abbia sottolineato più volte che la responsabilità genitoriale non conferisce un potere illimitato sull’immagine e sui dati personali del figlio.
La mancanza di leggi che definiscano il ruolo e la responsabilità genitoriale a riguardo e ridisegnino il concetto di consenso nella specificità di questo fenomeno è segno di una sottovalutazione del fenomeno in sè.
Il quesito etico principale però non vuole ricadere semplicisticamente sul precario equilibrio legislativo tra responsabilità genitoriale e privacy; ma vuole aprire una conversazione costruttiva atta ad aumentare l’educazione digitale dei genitori.
Conclusione: fermiamoci prima di postare.
Uno dei compiti più importanti della comunicazione rimane quello di scatenare il dialogo e la riflessione.
“Pause before you Post” è riuscita egregiamente in questo senso; dandoci l’opportunità di domandarci come questa pratica carica di amore debba essere contestualizzata nella nostra contemporaneità.
Prima di postare un minore fermiamoci, perché quel ricordo può arrivare a costare caro; ed educhiamoci per poter mantenere la testimonianza di crescita di tutti i bambini una pratica sicura e consapevole.