THE DRAMA

THE DRAMA


Accettare l’altro: spingersi oltre i nostri limiti

The drama è una pellicola che all’apparenza (e al suo inizio) può ingannare: sembra una commedia romantica, nella quale una splendida coppia si innamora e si prepara a vivere una vita insieme.

Quello che smonta l’ambientazione da rom-com è una chiacchierata tra amici, in cui Emma (Zendaya) racconta a Charlie (Robert Pattinson), Mike (nome attore) e Rachel (nome attrice) “la cosa peggiore che abbia mai fatto”.

È un segreto enorme: Emma aveva pianificato, a soli 15 anni, una sparatoria di massa a scuola. È importante, però, sottolineare, che si tratta di un agito mai compiuto: quel giorno avviene un’altra sparatoria, viene fatto un intervento psicoeducativo a scuola, e lei non fa nulla. Anzi, poco tempo più tardi si unirà ad un movimento di attivisti contro la liberalizzazione delle armi negli USA.

Questa confessione, a una settimana dal matrimonio, rompe l’equilibrio nella coppia e non solo: Charlie, in modo ossessivo, non riesce a non pensare all’accaduto, e Rachel smette di parlarle, decidendo di non farle più da damigella d’onore.

Perché l’hai fatto?

Charlie continua a interrogare Emma su ciò che è accaduto — il perché, il come, il quando abbia pianificato tutto — aggrappandosi all’idea di trovare una spiegazione, un segnale nel suo passato abbastanza terribile da rendere comprensibile il suo gesto.

La realtà, però, è più complessa e deludente: non c’è un fattore scatenante, ma tante piccole cose che accadono e concorrono all’episodio.

Emma è molto sola, e questo è evidente, ed è vittima di bullismo. È una bambina che cresce esposta alle armi: il padre è un poliziotto, il cui fucile è a portata di mano.

Inoltre, la cultura americana ha purtroppo nella sua rappresentazione tanti tragici esempi di avvenimenti come questo. La stessa Emma, tra l’altro, racconta di forum che apprezzano “l’estetica” di queste sparatorie.

Non è stato, quindi, un tragico evento a spingere una quindicenne a programmare una cosa del genere, quanto l’incontro tra una profonda sofferenza e un contesto che, in qualche modo, suggerisce una via per esprimerlo.

Empatia o morale?

Emma viene condannata in modo più o meno esplicito da tutti coloro che sono entrati in contatto con il suo segreto. Gran parte di questa disapprovazione viene motivata da un’empatia verso tutti coloro che avrebbe potuto ferire: in una cultura come quella degli Stati Uniti progettare una sparatoria è un affronto imperdonabile al dolore di tutti coloro che sono stati coinvolti o che conoscono qualcuno che vi è stato coinvolto.

Charlie rimane bloccato su questa parola: l’empatia. Possibile che Emma sia stata cosi poco empatica? Inizia ossessivamente a cancellare l’aggettivo dal discorso di nozze, fino ad eliminarlo del tutto.

Nessuno, però, sembra mai prestare attenzione al fatto che Emma, quel giorno, non ha sparato a nessuno. Ha scelto di non sparare a nessuno. È stata una decisione presa con la consapevolezza di chi ha capito quanto male poteva arrecare quel gesto, e non l’ha fatto (probabilmente non l’avrebbe mai fatto).

Quello che porta Emma a far rimanere il pensiero solo un pensiero è proprio l’empatia. Tutti quelli che le stanno intorno sembrano rifugiarsi in una facciata di comprensione e compassione, ma è solo un modo per mascherare una rigidità morale che impedisce loro di vedere il dolore dietro ciò che Emma esprime, e perfino l’evidenza che lei non abbia mai fatto del male a nessuno.

Borgli ci sta proponendo una critica non troppo velata all’ipocrisia piccolo-borghese, la cui etica è forte fin quando non prevede la messa in gioco di strumenti emotivi e affettivi che possano accogliere anche quello che, di primo impatto, si fatica a comprendere e condividere.

Una domanda pericolosa

Il piano d’azione più rilevante della storia rimane, però, la coppia. Il pensiero che tormenta tutti durante la proiezione è uno solo: conosciamo davvero la persona con cui stiamo? Fino a che punto siamo in grado di accettare l’altro?

Il film ci propone una chiusura interessante: il tentativo di ripartire da capo, di ri-conoscersi dopo il dramma che ha distrutto questa coppia.

Il senso del gesto è ampio e interpretabile. Potrebbe rappresentare un’accettazione completa, delle parti più oscure dell’uno e dell’altra: In questa vicenda, Charlie ha mostrato lati complessi, forse emersi senza piena consapevolezza, nel tentativo di avvicinarsi moralmente alla nuova immagine che si è fatto di Emma — diventando più simile a lei, e rendendo così più accettabile ciò che lei è diventata ai suoi occhi.

Allo stesso modo potrebbe essere il tentativo di lasciar andare, espellere i segreti che non sono tollerabili nella coppia e andare avanti, dimenticando ( o facendo finta di dimenticare) ciò che è stato detto, fatto, o anche solo pensato.

Saper accogliere

La riflessione ricade in modo inevitabile sulla nostra capacità di accogliere. È un film che pretende uno schieramento, una chiara presa di posizione: accetteresti una Emma nella tua vita, dopo ciò che ha pensato di fare?

Il quesito risuona in tutti, inevitabilmente, perché non serve davvero un pensiero così estremo per mettere in crisi le nostre costruzioni morali. Anche piccole scosse di sofferenza o, banalmente, di diversità possono minacciare i nostri schemi, sfidando le nostre capacità di comprensione e di conoscenza del mondo e dell’altro fino a quel momento.

Risolvere “il dramma” significa essere in grado di mettere in campo curiosità e rispetto verso tutto ciò che non ci è chiaro o immediatamente condivisibile, in favore di uno spazio nel mondo in cui tutti, anche i più sofferenti, possano essere accolti.

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