6 Dicembre 2025

ACCENDETE LE LUCI: LA FINE DEL PRIMO ATTO

Da Broadway alle sale cinematografiche

Wicked 2: una rivoluzione semi-armata nel mondo di Oz

Con l’ultimo, lunghissimo acuto di Defying Gravity sostenuto da Elphaba, che fluttua in aria nella sua celebre e iconica rappresentazione, con il cappello, il mantello e la scopa, si chiude il primo atto del musical Wicked, e con lui, la prima parte della trasposizione cinematografica del colosso di Broadway.

Il racconto, basato su un romanzo degli anni ‘90, racconta il mondo di Oz e la famosissima storia di Dorothy dal punto di vista della strega cattiva dell’Ovest: Elphaba (Cynthia Erivo). Nel primo capitolo avevamo avuto modo di seguire gli anni della sua formazione e di scoprire la sua sofferenza legata ai vissuti di razzismo per la sua caratteristica fisica più evidente: è verde. La strega ha anche, però un peculiare dono: è magica, ha poteri straordinari; proprio per questo viene portata, da Madame Morrible (Michelle Yeoh), sua insegnante, al cospetto del Mago. Il Mago, che non è davvero un mago, ha bisogno di qualcuno in grado di leggere l’orripilario- un libro pieno di incantesimi potentissimi- e di mantenere l’illusione della sua meravigliosità davanti alla popolazione di Oz.

Elphaba, disillusa ed arrabbiata per la menzogna, il razzismo e la violazione dei diritti che il Mago attua in modo sistematico verso gli animali, rinuncia alla possibilità di lavorare con il Mago, e si separa da Glinda (Ariana Grande), la sua amica più cara, che rimane a servizio del governo di Oz.

Elphaba e Glinda: le due facce della rivoluzione

Wicked 2 si apre sulla scena della costruzione della strada di mattoni gialli che porta alla città di Smeraldo: animali sfruttati e frustati, privati della loro capacità di parola; è il primo – ma sicuramente non l’ultimo- indizio della brutalità della tirannia del Mago. E su questa prima nota politica, appare Elphaba, sulla sua scopa, che squarcia il cielo, libera le bestie e combatte i loro sfruttatori: è la prima azione di un attivismo che potremmo quasi definire armato.

Glinda, invece, ci viene presentata luminosa e privilegiata nella sua posizione di rilievo nella struttura governativa di Oz: lei è la Buona, in una contrapposizione con la strega cattiva dell’Ovest potente e visivamente sottolineata non solo dai colori, ma anche dal capovolgimento della figura di Elphaba sui manifesti. La campagna politica ha identificato nella strega verde il suo nemico per eccellenza, e Madame Morrible si propone, in questo film, come la voce che incita, costantemente, all’odio verso il nemico.

Glinda, scopriamo dopo poco, non è però davvero perfettamente integrata nel sistema: insieme a Fiyero (Jonathan Bailey) piange in segreto la mancanza di Elphaba, che non incontra da “12 maree”, che vive isolata e nascosta, tramando di smascherare il Mago.

Il Mago: un Meraviglioso Dittatore

Il confronto avviene in occasione del matrimonio mancato di Glinda e Fiyero, quando Elphaba raggiunge la sua amica, che cerca di convincerla a lavorare per il Mago (Jeff Goldblume), che in Wonderful intona una verità senza tempo: le persone vedono quello che vogliono vedere. Quando è arrivato ad Oz l’hanno chiamato Meraviglioso, racconta mentre gioca con il mondo (in una raffinatissima citazione al Dittatore di Charlie Chaplin), e lui lo è diventato.

Elphaba quasi accetta la possibilità di reintegrarsi nel sistema, ma scopre, ancora una volta, la crudeltà del Mago nei confronti degli animali, e scappa, portando con sé Fiyero, che lascia Glinda all’altare.

Nessuna buona azione: il sacrificio della bontà in nome dell’amore

L’idillio dei due amanti dura poco: è tempo dell’intreccio con la storia originale, che viene introdotta quando Madame Morrible scatena un tornado per mettere in pericolo Nessa (Marissa Bode), sorella di Elphaba e strega cattiva dell’Est. Nessa muore sotto il peso della casa di Dorothy, la cui figura non viene mai mostrata. Questa scelta sembra voler preservare la memoria dell’iconica interpretazione di Judy Garland, lasciando che sia ancora lei, anche qui, a dare volto alla bambina.

Glinda ed Elphaba hanno una rottura momentanea: un uomo conteso rischia di minare un’amicizia tutta al femminile. Il legame viene però subito ricostituito, riportando in auge una visione femminista e necessaria della collaborazione tra due donne profondamente diverse e legate da un obiettivo comune: salvare Oz dalla meschinità del Mago.

Fiyero viene catturato come traditore e torturato, Elphaba scappa e con l’aiuto dell’orripilario lancia un incantesimo volto a proteggerlo, e lo trasforma in uno spaventapasseri.
È in questa cornice di disperazione che Cynthia Erivo intona la vera perla di Wicked 2: No Good Deed, che, insieme all’originale Girl in a bubble interpretata da una magnifica Ariana Grande, resta forse l’unico passaggio musicale davvero degno di nota di questo secondo atto.
Elphaba realizza che tutti i suoi tentativi di fare del bene hanno causato sofferenza (si pensi alla trasformazione di Boch nell’uomo di latta nel tentativo di salvargli la vita, o alla liberazione del Leone codardo, da lui percepita come un rapimento), e rinuncia alla possibilità di essere riconosciuta come una benefattrice, accettando su di sé il peso della sua definizione: la malvagia (the wicked).

Il bene e il male: l’accettazione di una dicotomia

Il finale lo conosciamo: la strega cattiva dell’ovest viene sconfitta, e, tornando alla prima scena dei due film, vediamo il popolo in festa, che acclama Glinda la Buona e la morte di Elphaba.
Poco prima, però, nel castello di Fiyero, le due amiche si sono salutate con una promessa: non riabilitare mai il nome di Elphaba, per lasciare che esista un nemico nell’immaginario comune e che Glinda possa (dopo aver scacciato il Mago e Madame Morrible) cambiare il sistema dall’interno, ponendo fine al periodo di terrore che si era abbattuto su Oz.

È forse solo così che possiamo accettare il tragico destino di Elphaba (seppur subito annullato): un’ultima buona azione per consentire una rivoluzione interna, non un colpo di stato, ma una continuità governativa nella città di Oz che possa rendere più accettabile e naturale il passaggio a valori diversi e rinnovati.
Un tentativo di accettare il funzionamento del pensiero politico umano, facilmente dicotomico e polarizzato, affinché la Bontà (condivisa nelle due donne) possa vincere sul Male.

Un finale dolceamaro, realistico e femminista: non c’è gara tra Elphaba e Glinda, ma solo la collaborazione e un ideale comune, bellissimo, che potrà realizzarsi solo con il sacrificio di una e la vita, votata al Bene, dell’altra.

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