Il racconto della sua morte ha contribuito all’immagine di Plinio come protomartire della scienza sperimentale.”
— Italo Calvino, prefazione alla Storia Naturale, Einaudi 1982
La figura di Plinio il Vecchio
Gaio Plinio Secondo, detto Plinio il Vecchio , è una delle figure emblematiche della cultura latina. Fu un funzionario imperiale, ufficiale di cavalleria sul Reno, procuratore in Spagna, Gallia e Africa, e infine praefectus classis, comandante della flotta imperiale a Capo Miseno in Campania.
Tuttavia , però , quello che lo rende davvero unico nella storia della cultura antica è la capacità di coniugare il servizio allo Stato con una fortissima curiosità intellettuale. Il nipote ,Plinio il Giovane, nell’ Epistola III, 5, ci restituisce il ritratto di uno zio che non riusciva a placare il suo desiderio di conoscenza : leggeva o si faceva leggere durante i pasti, durante i viaggi in lettiga, persino durante il bagno, avvalendosi sempre di un segretario con tanto di tavoletta cerata.
Questa sua sete di conoscenza lo portò a scrivere e accumulare 160 rotoli di appunti. Questi diventarono talmente preziosi che il pretore di Spagna tentò di acquistarli per 400.000 sesterzi.
Oggi definiremmo l’approccio pliniano come “erudito-compilativo”, e sarebbe riduttivo: senza quel lavoro monumentale, larga parte del sapere scientifico greco sarebbe andata perduta per sempre.
Il primo martire della scienza
Calvino ammira la dedizione totale nei confronti della scienza da parte di Plinio , dipingendolo come primo martire della scienza ,che muore intento a studiare uno dei suoi amati fenomeni naturali : l’eruzione del vesuvio.
Plinio , infatti, morì per asfissia, causata dalle esalazioni sulfuree mentre tentava di indagare il fenomeno dell’eruzione vulcanica.
Aveva solamente 56 anni.
Per questo per Calvino, e per tutta la critica moderna, è il primo martire della ricerca scientifica: non morì per un’idea, morì guardando. E guardare, per Plinio, era già capire.
La sua morte è il prezzo della stessa curiosità che ha reso possibile la scrittura del suo capolavoro : Naturalis Historia.
Naturalis Historia
La Naturalis Historia, pubblicata nel 77 d.C. e dedicata all’imperatore Tito, è l’unica opera pliniana giunta a noi integralmente . Si tratta dell’opera enciclopedica più importante dell’antichità latina: 37 libri, oltre 20.000 nozioni, estratte da più di 2.000 volumi di più di 500 autori. Suo nipote ,Plinio il Giovane , la descrisse come un’opera “erudita e piena di materiale, e tanto variegata, come la stessa natura”.
La medicina in Plinio
La sezione medica della Naturalis Historia occupa i libri XX–XXXII: dodici libri dedicati ai rimedi vegetali e animali, alla dieta, alla farmacologia e all’etica della professione medica. È la parte dell’opera che ha avuto maggiore attenzione ed apprezzamenti: molti estratti circolarono in modo autonomo già a partire dal III secolo d.C., e vennero trascritti e citati per tutto il Medioevo.
Plinio , all’interno dell’opera , affronta la medicina non come medico, ma come osservatore critico: documenta rimedi, li discute e spesso li mette in discussione.
Plinio come anticipazione di Veronesi (due epoche lontanissime che, come per eco, arrivano alla stessa idea — la natura come prima medicina)
Uno dei contributi più originali e duraturi di Plinio alla storia della medicina è la sua convinzione che il cibo sia la prima e più potente medicina. Questa idea, che oggi chiamiamo “nutraceutica”, era già presente in Ippocrate, ma Plinio è il primo a sistematizzarla in modo enciclopedico, collegando specifici alimenti a specifiche patologie.
Quasi 2.000 anni dopo Plinio, l’oncologo Umberto Veronesi (1925–2016), fondatore dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, elabora la sua teoria sull’ alimentazione anticancro basandosi su principi estremamente simili.
Forte sostenitore del “Siamo quel che mangiamo”, Veronesi ha più volte affermato che l’alimentazione influisce sulla formazione dei carcinomi per una percentuale superiore al 40%.
La Fondazione Umberto Veronesi stima che circa un quarto dei nuovi tumori sarebbe prevenibile attraverso la giusta combinazione di alimentazione sana, peso forma e attività fisica. I principi della sua dieta anticancro (ampio consumo di frutta, verdura, legumi e cereali integrali; limitazione di carni rosse, insaccati e zuccheri raffinati; valorizzazione di alimenti come il pomodoro e l’olio extravergine) riprendono in modo quasi letterale le affermazioni pliniane.
Il collegamento non è solo concettuale : è strutturale, logico. Sia Plinio sia Veronesi partono dalla stessa premessa: la natura offre già i rimedi migliori, e la medicina del futuro deve imparare a riconoscerli.
Semplicemente , la differenza è che Plinio lo diceva con il linguaggio del I secolo; Veronesi lo ha dimostrato con studi clinici del ventunesimo.