16 Marzo 2026

Sal Da Vinci: “La musica è un viaggio nel sentimento, tra memoria e futuro”

Cantautore, attore e interprete tra i più raffinati della melodia partenopea, Sal Da Vinci è un artista che ha saputo evolversi senza mai tradire le proprie radici. Dalle prime esperienze al fianco del padre Mario fino ai successi sul palco del Festival di Sanremo, la sua carriera rappresenta un ponte ideale tra la grande tradizione napoletana e il pop d’autore contemporaneo.

Introduzione


Con una voce inconfondibile e una sensibilità fuori dal comune, Sal continua a confermarsi un protagonista della scena musicale — come dimostra il recente successo virale di “Rossetto e Caffè” — a riprova del fatto che la qualità e il cuore sono gli unici ingredienti capaci di restare sempre attuali.

L’INTERVISTA

Domanda: Lei ha una carriera pluridecennale e ha partecipato a molti grandi eventi, come il Festival di Sanremo nel 2009 dove ottenne il terzo posto. Ha avuto modo di entrare in contatto con i più grandi nomi della scorsa generazione della musica italiana. C’è qualcosa di quel passato che oggi le manca nel mondo della musica e, al contrario, cosa del presente la stimola maggiormente?

Sal Da Vinci: Parto dal presupposto che oggi ci sono molti talenti forti, con un modo molto personale di comunicare. Tuttavia, avverto a volte una certa fragilità: vedo artisti che si limitano a seguire le tracce di chi ha già avuto successo, restando un po’ in superficie invece di cercare una propria strada originale.

Personalmente, non amo la musica “istantanea”. Questi brani durano un momento e poi svaniscono, mentre le canzoni dovrebbero essere scritte per restare nel tempo e trasmettere messaggi profondi. Mi manca molto la cura del lessico dei grandi autori: penso a Lucio Dalla, De André, Battiato, Sergio Endrigo, Bindi e De Gregori. Quella stagione faceva parte di una cultura italiana straordinaria, così come lo è stata la tradizione napoletana, che ha vissuto un vero Rinascimento con il genio di Pino Daniele.

Noto che oggi, talvolta, la scrittura è un po’ povera: sembra che si usino sempre le stesse parole, rimescolate senza una vera ricerca. Io credo fermamente nel rispetto per l’ascoltatore e per la lingua italiana. Oggi si tende a usare un linguaggio forte o provocatorio solo per attirare l’attenzione, ma alla fine rimane solo un effetto superficiale. Io scelgo il sentimento. Si può essere incisivi e diretti anche mantenendo una certa eleganza. Se si ricorre alla volgarità per provare a evocare un’emozione, si rischia di imboccare la strada sbagliata.

Credo che la Generazione Z debba riscoprire i giganti che hanno segnato la nostra storia. Senza radici non si costruisce il futuro. Studiare solo l’attualità, senza conoscere ciò che è stato seminato prima, è un limite. Penso a Salvatore Di Giacomo: scriveva poesie sublimi che i grandi intellettuali hanno paragonato a quelle di Baudelaire. Ecco, mi piacerebbe che la musica di oggi riflettesse di più questa profondità.

Domanda: A proposito degli autori che ha citato, lei stesso, oltre che cantante, è attore e cantautore. C’è qualcosa in particolare che fa nascere in lei l’ispirazione per i testi? Ad esempio, come è nata “Rossetto e Caffè”?

Sal Da Vinci: Chi fa musica deve nutrirsi di arte costantemente. Io sono cresciuto in una famiglia che ha sempre respirato musica e, grazie a mio padre, ho conosciuto artisti immensi. Se a nove anni mi sono innamorato della musica di Pino Daniele, lo devo a lui che mi ha aperto la mente verso nuovi orizzonti, costruendo il mio bagaglio culturale.

Senza quegli ascolti, oggi sarei un artista diverso. Ho potuto spaziare da Claudio Villa a Renato Carosone, che considero il più grande innovatore della nostra musica insieme a Domenico Modugno. Pensate a Modugno: ha rivoluzionato il mondo con “Volare”. O allo stesso Lucio Dalla, che era un musicista straordinario, un jazzista prestato alla canzone d’autore.

Io mi sento vicino sia a quel mondo sia alla nuova generazione, ma resto convinto che serva più sostanza. Oggi si tende a semplificare troppo, mentre la vera scrittura richiede spessore. Molti giovani si ispirano a Dalla o a Renato Zero, e questo è un bene, ma devono capire che dietro quei testi c’era una preparazione musicale immensa.

Domanda: Visto che la testata “Letterealmente” è curata da giovani per i giovani, le andrebbe di lasciare un messaggio ai ragazzi che ci leggeranno?

Sal Da Vinci: I giovani sono una fonte inesauribile di energia. Spesso leggo storie di ragazzi che si scoraggiano al primo ostacolo, pensando che tutto sia perduto. Non è così: sono le cadute che ti insegnano ad affrontare la salita. Se non provi mai una delusione, non capirai mai il valore del successo. La vita è un’esperienza che va vissuta sul campo: bisogna “bruciarsi” un po’ per capire come gestire il calore.

Nella mia carriera ho affrontato molti momenti difficili prima di arrivare alle soddisfazioni di oggi. Ai ragazzi dico: non mollate. Il successo non arriva quasi mai al primo tentativo; magari arriva al centesimo, ma bisogna avere fede nel proprio cammino. Puntate su voi stessi: se avete un talento e lo coltivate con lo studio, il vostro momento arriverà. È come un percorso universitario: senza impegno non si arriva alla laurea.

Il successo di “Rossetto e Caffè” è la prova di questo: è un brano nato in modo genuino, autoprodotto, che è arrivato al cuore della gente senza forzature. Potete anche essere ovunque sui social o in TV, ma se il pubblico non decide di portarvi nel cuore, non accadrà nulla di duraturo.

Grazie di cuore… È stato un vero piacere, ragazzi! In bocca al lupo per tutto!

*PHOTO CREDITS IMMAGINE IN EVIDENZA:

Unicode Images – Photo Agency | Sport, Entertainment, Film Festival

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